Il mio canto libero
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Lasagna Bolognese: This traditional ground beef lasagna is the ultimate comfort food with layer upon layer of gooey cheese and meaty sauce. (BHG.com)

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Il Barilla che è in noi

Chi l’avrebbe mai detto? Nessuno, probabilmente, mai nessuno.

Mai nessuno avrebbe immaginato che quelle calde e dolci pubblicità, le quali da piccoli ci svegliavano e ci accompagnavano, tra un cartone animato e l’altro, avrebbero creato tutti questi problemi. Guardando quelle mamme, belle e rassicuranti, le quali preparavano quei pentoloni di pasta al sugo, con una fogliolina di basilico fresco e un bel filo d’olio, ci sentivamo a casa. Ci sentivamo a casa quando accompagnavamo la mamma al supermercato che il più delle volte sceglieva sempre quelle scatole blu notte, con quel marchio bianco e rosso d’altri tempi.

Le pennette, le farfalle, gli spaghetti, i bucatini, i rigatoni. Qualsiasi fosse il tipo, qualsiasi forma avesse, la numero uno era sempre lei: La pasta Barilla.

"Dove c’è Barilla c’è casa", recitava un noto spot, che non ha mai stancato di ricordare che uno dei rappresentanti dell’italianità del mondo è proprio quel marchio bianco e rosso, con quelle scatole blu.

Oggi la casa non c’è più, i mutui sono irraggiungibili, gli affitti troppo alti, le mamme non sono più quelle di una volta. Ma il colosso della pasta continua a farci ricordare, nelle sue martellanti pubblicità, che in fin dei conti il concetto di famiglia più affascinante, eroico e romantico sia sempre quello: una mamma che porta a tavola un bel piattone di pasta per tutta la famiglia.

Per la PresidentESSA (sottolineo il femminile, dovessi beccarci una denuncia) della Camera Boldrini, è offensivo rappresentare un modello di famiglia simile: una madre che serve a tavola, ma siamo impazziti!?

E allora, qualche sera fa, il vecchio volpone Giuseppe Cruciani, dai microfoni del suo fortunatissimo programma radiofonico, targato Radio 24, La Zanzara, ha teso un’abile trappola al sig. Guido Barilla, il quale, peccando (forse) d’ingenuità, non è riuscito a districarsi dal trappolone. “Non ci sarà mai una pubblicità del nostro marchio che rappresenterà una famiglia gay a tavola”, le sue parole suonano come una campana stonata, in un mondo di doppiogiochisti e moralisti. E la sua sincerità provoca sconcerto e sdegno, la solita e triste santa inquisizione del terzo millennio ha inizio. C’è chi propone il boicottaggio, c’è chi giudica le sue dichiarazioni come un autogol comunicativo, c’è chi lo insulta. Il copione, a prescindere da tutto, è sempre uguale, scontato, noioso.

Ho cercato, in questi giorni, di pensare a qualcosa che avesse un senso, in tutto questo pandemonio mediatico, ma giuro che non sono riuscito a trovare un bel nulla.

Giuro che il disprezzo per tutto questo mondo di preti laici, di inquisitori, di sbirri del pensiero non fa altro che convincermi che l’occidente assomigli sempre più al famoso capolavoro di John Carpenter, “Essi Vivono”. Non pensiamo ciò che pensiamo perché vogliamo pensarlo, ma solo perché DOBBIAMO pensarlo. Saremmo pronti persino a gettare in pasto ai media i nostri padri e le nostre madri, pur di dimostrare a qualcuno di essere la perfetta rappresentazione dell’occidentale medio.

Maschere, le definiva Pirandello, oggi, le nostre maschere sono assegnate da qualcun altro, non certo da noi, maschere tutte uguali, maschere sorridenti e politicamente corrette.

Maschere, quando saremo pronti a strappare la maschera assegnataci, allora potremmo cominciare ad assaporare la vera libertà.

Con Baci e abbracci al sig. Barilla…

S. A. V.

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